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 20/07/2002 Credo sia interessante per chi osserva le mie sculture, conoscere alcuni spunti interpretativi delle mie opere.

MIELE SELVATICO: nella psicanalisi junghiana il miele è considerato simbolo di maturazione, viene cioè riferito al processo di individuazione, al processo di crescita individuale. Si è così rappresentato l'eroe che combatte contro un nemico invisibile che in fondo trova in se stesso. La freccia è lo strale divino ( del destino, del caos ) che punisce colui che titanicamente cerca di emanciparsi. Miele selvatico per sottolineare che raggiungere uno scopo costa dolore e amarezza ma anche molta soddisfazione. La dolcezza scaturisce dalla "brutalità" della natura. Un eroe solitario che non si arrende nonostante venga ferito: così è l'uomo.

DEUCALIONE E PIRRA: in riferimento al mito greco si è voluto rappresentare l'atto della creazione come un gesto umano, individuale e quotidiano in grado di porre un ordine di senso , attraverso la decisione, nella natura e nel caos: una decisione incerta e titubante gravida di conseguenze etico-morali. Creazione, si sottolinea, come atto puramente umano nel momento in cui l'uomo assume in sè la consapevolezza, la coscienza del suo essere nel mondo.

LA GRANDE MADRE: il drago nella tradizione è visto anche come grande madre e rappresenta il nemico contro cui rivendicare la propria individualità: il processo di individuazione come simbolo e immagine archetipico-fiabesca.

OFELIA: personaggio del grande drammaturgo, interpretato come vittima ingenua e stupita dei tormenti, delle idecisioni, della "follia" di Amleto. Il riferimento al libro di Tolstoj sottolinea il difficile e tormentato rapporto tra una vita semplice, pura, ingenua e i crucci del filosofo o più generalmente di colui che non accontenta e cerca. I tratti del viso sono quelli di Audrey Hepburn per sottolineare l'aspetto giocoso e fresco del personaggio.

CESARE PAVESE: omaggio ad un grande scrittore che si tolse la vita, che mi accompagna ancora nei momenti più duri e che sento umanamente molto vicino.

IVAN KARAMAZOV: il personaggio viene rappresentato in una dimensione faustiana di ricerca insoddisfatta e allucinata. I serpenti si riferiscono a una rappresentazione medievale del diavolo come un gentiluomo con i serpenti che gli tomentano la schiena. Con questo si è voluto alludere al dialogo allucinato che Ivan intrattiene con il diavolo ben sapendo che è un dialogo con se stesso. Il personaggio nella sua provocazione metafisica accompagnata da una profonda e inesausta umanità.

DEDALO: riferendosi al personaggio mitico si è voluto sottolineare la fragilità umana rispetto al tempo e al "cinismo" della natura. L'uomo, che è in grado di sfidare gli dei, capace di azioni splendide e di invenzioni geniali è destinato al decadimento fisico. Ciò che rimane, che deve rimanere, è la consapevolezza che " fatti non fummo a viver come bruti". Ogni uomo deve portare con orgoglio il segno della propria fragilità.

IL GRANDE INQUISITORE: sono insopportabili coloro che assumono su di sè il peso del mondo in nome di un sapere, di una verità rivelata e mai svelata. Non c'è bisogno di sacerdoti custodi del segreto ma di uomini che cercano quotidianamente il proprio mistero.

RASKOLNIKOV: il personaggio colto nel momento in cui la sua umanità riemerge confusa e febbrile dopo che si è consumata la follia dell'idea. La sfida intellettuale deve sempre fare i conti con l'uomo e le sue emozioni. Nessuna idea può giustificare la sofferenza dell'innocente. Troppo spesso le idee soffocano la freschezza di uno spirito libero in nome di convinzioni astratte.

ACHAB: simbolo archetipico della sfida con se stessi.

MAGNIFICO PAZZO IRLANDESE: omaggio ad un grande scrittore che mi ha insegnato l'ironia e il disincanto. Beckett fiu un grande uomo e il suo viso esprimeva severità e comprensione allo stesso tempo. Beckett mi ha insegnato che se veramente riuscissimo ad esprimere noi stessi, liberi da convenzioni, nessuno mai ci capirebbe.

TIBET: immagine di un segreto personale portato in giro per il mondo, tenuto con cura nel segreto di noi stessi, incuranti del destino avverso e della polvere del sentiero.
Nicola Romualdi

 
 

 

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